Giulio Castellano, Il tarantismo oggi, un articolo in tre parte che compare agli indirizzi:
http://www.sguardomobile.it/article.php3?id_article=213;
http://www.sguardomobile.it/article.php3?id_article=214 ;
http://www.sguardomobile.it/article.php3?id_article=215
a proposito di Salvatore Colazzo e della sua posizione rispetto alla riscoperta del tarantismo, scrive:
< In definitiva, se il fenomeno, tutto moderno, del recupero metropolitano del “rito della taranta” sia più o meno collegabile, nell’ambito della transe terapeutica, all’antico culto di guarigione salentino, è una contesa tutt’ora aperta, fonte di numerosi convegni e dibattiti. Di certo sempre più diffuso sembra l’interesse verso la cultura, la società e la taranta salentina. Salvatore Colazzo, profondo conoscitore del Salento e delle sue “cose”, tenta di dare un riscontro a questo interesse:
“La taranta si propone come idonea accompagnatrice di chi cerca dimensioni di conoscenza ulteriore e forme di coscienza altre [...]. Sembra di intravedere nella diffusa passione per la taranta, specie tra i più giovani, un bisogno di riaprire il vettore del tempo, appiattitosi sull’unica dimensione del presente che, attraverso la potenza dei nuovi mezzi di comunicazione, attualizza il passato e rende impensabile pensare il futuro se non come perpetuazione dell’oggi.
Certo, c’è anche lo sfruttamento consumistico del fenomeno, il suo intersecarsi col business d’un turismo più o meno avido di esotismo a buon mercato; ma togliendo la scorza è possibile leggere un’ansia profonda, quella di una civiltà che è presa dall’inquietudine di recuperare l’uomo in un ordine più vasto, in un sistema di equilibri più complessi, nell’ambito dei quali tutto il rimosso da una ragione preordinata e orientata alla prassi efficace possa riemergere per essere integrato in una forma di conoscenza che oggi, in cui pure la comunicazione è sovrana, è quasi del tutto inattinta. La taranta e i suoi rituali sono percepiti come se in essi sia celato un messaggio remoto, [...] come se in essi vi sia la risposta a quell’inquietudine, che il più ampio benessere materiale, le più alte conquiste scientifiche e tecnologiche, pure avvincenti, non possono tacitare, l’inquietudine che accompagna come ombra l’umano errare, che solo ad avvertirla è in grado di rovesciare il senso delle cose”. >